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Movimento: dalla mappa della pigrizia alla tecnologia amica dello sport

Ore cinque del mattino, Milano, con le prime luci dell’alba si intravvedono già delle persone che praticano il jogging. Come loro, sono in tanti che per riuscire a fare del movimento si ritagliano del tempo, magari anche in orari esageratamente mattinieri come in questo caso, oppure la sera tardi. Ma alla resa dei conti, l’esercizio […]

Ore cinque del mattino, Milano, con le prime luci dell’alba si intravvedono già delle persone che praticano il jogging. Come loro, sono in tanti che per riuscire a fare del movimento si ritagliano del tempo, magari anche in orari esageratamente mattinieri come in questo caso, oppure la sera tardi. Ma alla resa dei conti, l’esercizio fisico è sempre una prerogativa di pochi, come hanno dimostrato nero su bianco gli ultimi dati ISTAT (Italia in cifre, edizione 2015): i sedentari sono in generale il 39,9% della popolazione adulta e la percentuale lievita addirittura al 44,1% nel caso delle donne. E non è che la situazione sia migliore nel resto del mondo, come ha appena visto un’analisi condotta dalla Stanford University e pubblicata a fine luglio sulla rivista scientifica Nature.

I ricercatori hanno messo a punto una vera e propria mappa della pigrizia, com’è già stata soprannominata, analizzando i dati anonimi degli smartphone di oltre 700 mila persone di diverse nazionalità. L’obiettivo era quello di misurare le distanze realmente “macinate” a piedi nella quotidianità. I risultati? Ben lontani dai 10mila passi che si dovrebbero effettuare tutti i giorni per mantenersi in salute. In cima alla classifica c’è Hong Kong con una media di 6880 passi al giorno e in fondo c’è l’Indonesia con 3513. In Italia alla fine non siamo messi male, con circa 5500 passi al dì. Ma questi risultati fanno emergere un dettaglio importante, sottolineano i ricercatori. Vale a dire, la necessità di progettare nelle città più spazi walkability, dove si è costretti a camminare anziché usare la macchina.

E nel frattempo? Per far venire la voglia di muoversi a chi non ne ha, una soluzione arriva da wearable e app da scaricare sullo smartphone. La loro funzione, perlomeno al momento, è educativa, perché si mette la persona in grado di fare mente locale sul proprio livello di movimento, visibile sul display “nero su bianco” e gestirne in autonomia i progressi.

Cinzia Testa
Giornalista Freelance settore Salute, Collaboratrice di Donna Moderna-Starbene