logo scorre

Rischio cardiovascolare e dieta

Nella statistica medica il concetto di rischio è di estrema importanza. Per rischio si intende la probabilità che alcune persone sane hanno di contrarre una malattia, se esposti a specifici fattori. L’alimentazione rappresenta uno di quei fattori di rischio (come il fumo o il peso) di cui siamo direttamente responsabili poiché possiamo intervenire direttamente e […]

Nella statistica medica il concetto di rischio è di estrema importanza. Per rischio si intende la probabilità che alcune persone sane hanno di contrarre una malattia, se esposti a specifici fattori.
L’alimentazione rappresenta uno di quei fattori di rischio (come il fumo o il peso) di cui siamo direttamente responsabili poiché possiamo intervenire direttamente e siamo in grado, almeno teoricamente, di modificarli.
Le modificazioni dello stile di vita e idonee abitudini alimentari rappresentano uno dei capisaldi della prevenzione.
Mangiare in maniera scorretta può causare sovrappeso, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, diabete, e quindi aumentare il rischio di malattie cardiovascolari.

Come indicato dal Ministero della Salute in un documento sulle “Linee guida per la prevenzione dell’aterosclerosi”, è necessario porre molta attenzione alla tipologia di cibi che si scelgono e alla quantità di calorie assunte, che deve essere sempre adeguata rispetto all’effettivo bisogno energetico “in quanto il rischio di malattie cardiovascolari è fortemente esaltato dagli eccessi alimentari”. Lo stile di vita e i livelli dei fattori di rischio devono essere ottimizzati nei pazienti con malattia cardiovascolare accertata o ad elevato rischio cardiovascolare. I soggetti sani di qualsiasi età devono essere incoraggiati ad adottare uno stile di vita sano e, da questo punto di vista, i professionisti sanitari nella loro pratica clinica svolgono un ruolo determinante”.

Anche l’associazione dei Cardiologi americani (American Heart Association) elenca quattro punti fondamentali per la strategia dietetica preventiva:

    • seguire una dieta bilanciata
    • controllare il peso corporeo
    • controllare l’ipercolesterolemia
    • controllare l’ipertensione.

Un’alimentazione varia, che prevede un regolare consumo di pesce (almeno 2 volte alla settimana), un limitato consumo di grassi saturi (carne, burro, formaggi, latte intero), povera di sodio (contenuto nel sale da cucina) e ricca di fibre (verdura, frutta, legumi), aiuta a mantenere ad un livello favorevole la colesterolemia e la pressione arteriosa.
Nell’ambito dell’indagine Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey (OEC/HES) condotta fra il 2008 e il 2012, in cui sono stati misurati stili di vita, fattori di rischio e condizioni a rischio, sono stati raccolti anche i comportamenti alimentari dei partecipanti (9111 persone esaminate, fra i 25 e i 79 anni di età, in 20 Regioni).

Per la raccolta delle abitudini alimentari è stato utilizzato un questionario sulla frequenza di consumo degli alimenti, sviluppato dai ricercatori italiani del progetto EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition). Ciò che emerge è che solo la minoranza della popolazione segue un’alimentazione salutare: solo il 30% ha un consumo adeguato di verdura e di pesce; meno del 20% consuma dolci/torte non più di due volte a settimana come raccomandato; il consumo calorico dovuto ai grassi saturi e agli zuccheri risulta molto elevato confrontato con il modello mediterraneo degli anni Sessanta; il consumo di cereali, patate e legumi è ridotto della metà di quanto suggerito; infine il consumo di carni, formaggi, latte e, in particolare, di dolci è più che raddoppiato.

I dati scientifici raccolti nel corso degli anni nelle nostre popolazioni hanno permesso di individuare nella cosiddetta dieta mediterranea, il modello dietetico che ha la maggiore probabilità di influire positivamente nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Questo tipo di dieta, che privilegia il consumo di acidi grassi monoinsaturi (olio di oliva) e omega 3, è stata associata alla riduzione del rischio cardiovascolare. In caso di sovrappeso o obesità i medici raccomandano la riduzione del peso e del “giro vita” (ossia la circonferenza addominale), indicatore della quantità di grasso depositata a livello viscerale.

Valori di circonferenza addominale superiori a 94 cm nell’uomo e a 80 cm nella donna si associano ad un rischio cardiovascolare “moderato”, valori superiori a 102 cm nell’uomo e a 88 cm nella donna sono associati ad un “rischio elevato”.

Il “girovita” svolge un ruolo effettivamente rilevante. La distribuzione del tessuto grasso esercita un’azione metabolica. Il grasso viscerale o all’interno dell’addome si correla con uno stato infiammatorio dell’organismo, al contrario del grasso sottocutaneo. Sono molte le spiegazioni possibili: il grasso viscerale, per esempio, è più resistente all’azione dell’insulina e può determinare una maggiore concentrazione di acidi grassi liberi “tossici” nella circolazione sanguigna intestinale.

Inoltre questo tipo di grasso è in grado di produrre sostanze potenzialmente dannose, le citokine quali il TNF(Tumor Necrosis Factor) ed anche adiponectina, leptina, resistina e l’inibitore dell’attivazione del plasminogeno, tutti mediatori dell’infiammazione e dei processi metabolici, che possono portare o favorire l’aterosclerosi.

Proprio a causa della diversa distribuzione del grasso, è possibile identificare soggetti francamente obesi ma anche soggetti magri ma “metabolicamente obesi” che potrebbero trarre beneficio da interventi sullo stile di vita e che a causa del loro peso corporeo normale sarebbero soggetti a misure di prevenzione.

Dario Manfellotto,
Direttore dipartimento di Discipline Mediche e UOC di Medicina Interna